Il comunicatore passivo

Il comunicatore passivo

In questo articolo abbiamo inforcato il binocolo per osservare il comunicatore aggressivo.

Ai poli opposti c’è un’altra variante di comunicatori “umanamente imperfetti”, altrettanto interessante.

Teniamo a mente quell’ ”umanamente imperfetti” come guida. Osserviamo per capire il mondo e per farci delle domande, il giudizio lasciamolo a casa.

L’hai mai visto un ornitologo che giudica un colibrì perché sbatte troppo le ali o un biologo che quando studia un batterio gli dice come dovrebbe comportarsi?

Ecco, oggi prendiamo esempio dagli scienziati e osserviamo senza giudizio. Binocolo alla mano, cominciamo.

Cosa fa il comunicatore passivo

Il comunicatore passivo è inizialmente più difficile da trovare rispetto all’aggressivo. È spesso quieto, ha un’indole apparentemente tranquilla, non è tra i primi a parlare e quando lo fa non attira troppo l’attenzione.

Il comunicatore passivo da manuale occupa poco spazio sia con la postura che con i gesti. Spalle un po’ in dentro, sguardo verso il basso, cammina a passi piccoli e silenziosi.

La gestualità è contenuta, non gli vediamo fare gesti ampi e plateali e tende a non spostarsi eccessivamente nello spazio. È più probabile trovarlə ai lati di una stanza che al centro a prendersi la scena.

Quando ti guarda negli occhi distoglie spesso il contatto visivo, ti lascia parlare e ti dà l’idea di ascoltarti con attenzione.

Questa è la descrizione da manuale, ma ricordiamoci che parliamo di persone e le persone sono interessanti proprio perché sono tutte diverse, ognuna con la propria individualità.

Magari non troveremo tutte queste caratteristiche, ma se sappiamo cosa cercare è probabile che qualcuna riusciremo a notarla.

Cosa pensa il comunicatore passivo

Spesso la comunicazione passiva deriva da una convinzione di fondo di non avere diritto quanto gli altri ad esprimersi.

Il comunicatore passivo non condivide di frequente le sue buone idee, se è in disaccordo tende a non dirlo e a non dimostrarlo apertamente, se una decisione che lə coinvolge lə turba, a volte da osservatori neanche ce ne accorgiamo.

Questa sensazione e i suoi effetti non necessariamente derivano da una bassa autostima, potrebbero esserci delle convinzioni di fondo che bloccano il comunicatore passivo nell’esprimersi, come anche un po’ di timidezza o paura.

Paura del confronto, paura del giudizio, convinzione che abbia diritto a parlare solo chi ha più esperienza o ricopre un ruolo più alto…ognuno ha il proprio mondo interiore che non sta a noi comunicatori indagare, soprattutto se non abbiamo gli strumenti per farlo.

Ciò che invece ci interessa è capire che far sentire il comunicatore passivo accolto, a proprio agio e dargli esplicitamente la possibilità di esprimersi può aiutarlə.

Cosa si perde il comunicatore passivo

Di fatto il comunicatore passivo non esprime ciò che pensa o almeno non lo fa tutte le volte che vorrebbe farlo. Non è una scelta ponderata e questo purtroppo a volte lə porta a perdersi delle opportunità

Sta ad ognuno di noi far capire agli altri le nostre esigenze e lavorare per raggiungere i nostri desideri

Il comunicatore passivo tende a non dichiarare espressamente di cosa ha bisogno. Come fanno gli altri a capirlo e quindi a rispettare le sue esigenze? Il rischio che vengano calpestate, senza farlo apposta, è molto alto.

Se non racconto i miei desideri, come posso avere l’appoggio di chi mi aiuterebbe volentieri a raggiungerli?

La passività non ha effetti solo sul comunicatore passivo stesso, ma anche su chi gli sta intorno, sui gruppi di lavoro di cui fa parte.

Le persone intorno a noi si perdono le idee, i contributi, i punti di vista, le osservazioni di un membro del gruppo. È come pensare con una testa in meno ed è un vero peccato.

E quindi cosa può fare?

La prima regola è sempre quella di accettarsi: nessuno ci costringe a comportarci diversamente e andiamo bene così come siamo.

Il comunicatore passivo potrebbe farsi delle domande e chiedersi se gli effetti della sua passività comportano qualche conseguenza spiacevole e se gli precludono qualche possibilità che invece vorrebbe cogliere. 

Se è questo il caso, allora vale la pena fare qualche piccolo sforzo, un passo alla volta per andarsi a prendere ciò che desideriamo. I consigli sono sempre gli stessi:

  • cerca e fatti consigliare letture, video, spunti di qualsiasi tipo per capirne di più su questo argomento;
  • se pensi di non farcela da solə ad innescare il cambiamento, chiedi aiuto ad un professionista;
  • segui un corso di formazione ben strutturato che ti proponga esercizi pratici (l’aula di formazione è un posto sicuro per poter sperimentare senza rischi!), che ti permetta di seguire il tuo ritmo;
  • non avere fretta. Il cambiamento richiede tempo e qualche fallimento lungo il percorso;
  • confrontati con persone di cui ti fidi e inizia a condividere con loro ciò che pensi: la loro risposta potrebbe piacevolmente sorprenderti.

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Marianna Cerbone

Formatrice per lavoro e per passione. I miei corsi sono ad alta interattività con giochi, attività pratiche e momenti di confronto tra i partecipanti. La mia seconda passione è il teatro di improvvisazione e quando teatro e formazione si intrecciano, le energie e i risultati si moltiplicano.