Uso lo Schwa

Uso lo Schwa

Chi mi segue da un po’ se ne sarà già accorto, ogni tanto nei miei articoli e nei miei post salta fuori questo strano simbolo “ə”.

Si chiama schwa e negli ultimi anni se ne parla in continuazione. È al centro di dibattiti tra linguisti, sociologi, appassionati di linguistica italiana, sostenitori (e osteggiatori) delle pari opportunità e dei diritti LGBT+.

E poi c’è chi come me, francamente ignorante in tutti i settori citati qui sopra, decide di usarlo (o non usarlo) e di parlarne comunque. 

Se prosegui con la lettura, sappi che non stai leggendo il parere di un’esperta e il mio intento non è quello di portarti argomentazioni a favore, ma di raccontarti perché personalmente ho deciso di usarlo.

Lo usava già mia nonna

Intanto…di cosa stiamo parlando? Lo schwa è un simbolo dell’alfabeto fonetico internazionale, serve quindi ad identificare un suono. Nello specifico è il suono che viene fuori quando lasciamo la bocca semiaperta e completamente rilassata, una via di mezzo tra le vocali che abitualmente usiamo in italiano. Qui lo puoi ascoltare.

In realtà non è un suono sconosciuto agli italiani, anzi: lo troviamo in molti dialetti. È un suono tipico, ad esempio, del napoletano. Sono di origini napoletane quindi parlo con cognizione di causa quando dico che, davvero, mia nonna lo ha sempre usato.

Perché lo uso

Ora, visto che non parlo abitualmente napoletano e sicuramente non lo so scrivere, perché dovrei usarlo anche io?

Principalmente per due motivi.

  • Il primo è che uno dei valori in cui credo è la parità di genere. Sono convinta che il linguaggio che usiamo sia strettamente legato a quello che pensiamo e alla nostra capacità di definire il mondo, ma soprattutto di immaginarlo. Quindi mi piace molto questa possibilità di lasciare al lettore (o alla lettrice) l’interpretazione di ciò che scrivo: sarà lui o lei a scegliere come terminare la parola, con la “a” o con la “o”? Sono entrambi mondi possibili, decidi tu. 
  • Il secondo motivo è che mi elettrizza far parte di questa sperimentazione in atto oggi nella lingua italiana. Le lingue evolvono. Mi dispiace per i puristi e per i nostalgici, ma è nella natura stessa di questa forma comunicativa (e anche di tutte le altre, a dire il vero). L’esigenza di evolverci dall’uso del solo maschile (ad esempio per alcune professioni) sta generando strani mutanti come l’asterisco alla fine delle parole e, appunto, lo schwa.

Non ho idea di come andrà a finire (anzi sì, l’evoluzione della lingua andrà avanti ben oltre la mia e la tua esistenza) ma mi diverte provare attivamente questo strumento e dare un segnale, dire pubblicamente che sostengo l’esigenza di un cambiamento.

Ultimamente una persona a me vicina mi ha anche aperto la mente ricordandomi che ci sono mille modi di identificarsi o meno con il “genere”. Non tratto questo argomento, anche perché ne so ancora davvero poco, ma sono felice se un gesto semplice come l’uso dello schwa può significare per qualcuno un piccolo passo in più verso l’inclusione.

È la soluzione?

Ma certo che no. Magari bastasse un simbolo a garantire la parità tra uomo e donna, l’inclusione per chi non sente di appartenere a queste due categorie e magari la pace nel mondo.

No, lo schwa non risolve, ma permette innanzitutto a me stessa di ricordarmi in cosa credo, ogni volta che lo uso. 

Mi aiuta a farmi qualche domanda in più che, da privilegiata quale sono, spesso dimentico di pormi. Mi aiuta a ricordare che anch’io costantemente e senza accorgermene uso spesso un linguaggio che deriva e che sostiene il patriarcato, nonostante predichi continuamente il contrario.

A dirla tutta mi sto ancora abituando a questa novità, la sto sperimentando da poco solo nella lingua scritta e per il momento non me la sento proprio di portarla nel parlato. Non garantisco neanche che userò sempre lo schwa mentre scrivo, solo gli sciocchi non cambiano mai idea.

Di sicuro voglio capire come mi sta addosso, se mi sento comoda in questa scelta con il passare del tempo. Chissà che non sia un po’ come comprare delle bellissime scarpe di pelle: all’inizio calzano strane, fanno anche male, ma se prendono la forma giusta non le abbandoni più.

PS: se volete sperimentare insieme a me vi segnalo questo link dove potete copiare velocemente il carattere schwa maiuscolo e minuscolo.

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Marianna Cerbone

Formatrice per lavoro e per passione. I miei corsi sono ad alta interattività con giochi, attività pratiche e momenti di confronto tra i partecipanti. La mia seconda passione è il teatro di improvvisazione e quando teatro e formazione si intrecciano, le energie e i risultati si moltiplicano.