E se il pubblico non mi ascolta?

E se il pubblico non mi ascolta?

Ti sei preparatə, il tuo discorso è perfetto, l’argomento ti entusiasma e sei caricə a mille.

Sali sul palco…e nessuno sembra ascoltarti.

Farsi prendere dallo sconforto (o peggio, dal panico) sembra la conseguenza immediata di questa situazione. Ci sono soluzioni alternative? Certo che sì.

Oltre al pubblico, ascolta te stessə

Innanzitutto ti sei accortə di quello che sta succedendo: sappi che non è scontato e puoi farti “tap tap” sulla spalla,  riconoscerti questa abilità.

Hai prestato altrettanta attenzione a quello che succede dentro di te? Parlo di quello che stai pensando e delle sensazioni: ciò che ti dicono la testa, la pancia, il corpo.

Ascoltati e fallo velocemente! Per ogni stato psicofisico c’è un rimedio per tamponare l’emergenza:

  • Se ti accorgi che sta salendo velocemente la paura, le mani diventano fredde e sudate, ti stai irrigidendo, concediti due secondi di silenzio. Allontana il microfono dalla bocca e fai un  paio di respiri profondi. Aiuteranno ad evitare il panico;
  • Se invece la tua reazione immediata è la rabbia, oltre al solito respiro profondo, prova a capire come mai il pubblico non ti segue: quasi sicuramente non ha nulla di personale contro di te o il tuo speech, ma c’è qualche condizione al contorno che lo distrae. Ho parlato dell’audience difficile in questo post.
  • C’è un’altra possibilità: che la situazione faccia crollare la tua autostima e che tu possa pensare che quello che stai dicendo non interessa a nessuno e forse non dovresti essere lì a parlare davanti a tutte quelle persone. Be’, ormai ci sei quindi meglio giocarsela nel migliore dei modi.
    Inoltre ti ricordo che hai il diritto di dire ciò che pensi, esprimerti, indipendentemente da ciò che pensa di te chi hai davanti. È il principio base dell’assertività.

Sii onestə

La situazione è più grave del previsto e hai la sensazione di parlare alle piante. Il pubblico vocifera e sicuramente non ti sente nessuno.

È il momento di sfoderare tutta la tua onestà. Hai due modi, che puoi anche combinare tra loro:

  • Parla apertamente del tuo pubblico, immaginando cosa passa per la loro testa. Puoi farlo solo se sei davvero in ascolto di quello che ti accade intorno. Puoi dire qualcosa del tipo “Capisco che a quest’ora siate affamati e non vediate l’ora di mettere qualcosa sotto i denti!” oppure “Immagino che siate stanchi”. Ricordati che stai solo descrivendo ciò che vedi, non è mai un giudizio o un rimprovero;
  • Parla di come ti senti tu, con la stessa serenità: “Sto per raccontarvi qualcosa a cui tengo molto e vorrei davvero che mi ascoltaste” oppure “Con questo brusio faccio fatica a parlare, vi chiedo la gentilezza di abbassare la voce per i prossimi X minuti per permettere di ascoltare a chi è interessato”.

Se la situazione è davvero davvero drammatica e non c’è modo di andare avanti, per quanto sia difficile, ricordati che puoi andartene: sicuramente non è il posto o il momento adatto per condividere le tue idee.

O più semplicemente puoi aumentare l’energia che trasmetti lavorando sulla tua voce e facendo movimenti più ampi.

Strategie di contenimento

Prima di arrivare a tanto, però, puoi applicare tutte le tecniche che hai imparato nei corsi di public speaking, letto, osservato e studiato negli anni.

A proposito qui trovi qualche spunto interessante.

Trasforma il fallimento imminente in un laboratorio per sperimentarle! Ad esempio:

  • Adotta una postura bella dritta, piazzati stabile sui piedi, senza dondolare e guarda la platea in silenzio con un sorriso, semplicemente in attesa;
  • Incrocia gli sguardi che riesci ad intercettare, vedrai che quelle persone ti aiuteranno a recuperare l’attenzione degli altri;
  • Prova a scrivere un numero alla lavagna, senza contestualizzarlo. Quando avrai attirato l’interesse puoi partire da lì per parlare di percentuali, di dati a supporto della tua tesi o semplicemente fare una battuta: “84. È la percentuale di persone in questa stanza che vorrebbe correre a pranzo in questo momento!”

O più semplicemente puoi aumentare l’energia che trasmetti lavorando sulla tua voce e facendo movimenti più ampi.

Non dipende tutto da te

Infine ricordati che non sei superman non sei wonder woman, sei un essere umano e non dipende tutto da te. Ripeto:

non dipende tutto da te

Se sei unə maniacə del controllo può sembrare un’affermazione terrificante, ma se ci pensi bene invece può aiutarti a lasciare andare un po’ del peso del mondo che ti sei accollatə e che non ti compete.

Se hai messo in atto i tentativi che ti sono venuti in mente, se hai sfruttato le tue risorse al meglio non hai nulla da rimproverarti: a volte semplicemente il risultato non dipende esclusivamente da noi.

In tal caso saluta, ringrazia e vai via a testa alta.

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Marianna Cerbone

Formatrice per lavoro e per passione. I miei corsi sono ad alta interattività con giochi, attività pratiche e momenti di confronto tra i partecipanti. La mia seconda passione è il teatro di improvvisazione e quando teatro e formazione si intrecciano, le energie e i risultati si moltiplicano.